Saturday, June 30, 2012

Galileo e Faurisson



In alto, una tavola di Joseph-Nicolas Robert-Fleury (1797-1890) che ha immaginato “Galileo davanti al Santo Ufficio in Vaticano” il 22 giugno 1633 (salone del 1847, Museo del Louvre, Parigi). All’interno del quadrato si legge in francese, nero su bianco: “Contrariamente a GALILEO GALILEI, ROBERT FAURISSON non ha mai abiurato!” 
In basso, un pastiche di X... con, da sinistra a destra:
1) Una guardia di giustizia che reca sulla spalla destra, a guisa di mostrina, una stella ebraica a sei punte, al centro della quale è disegnato un pugno vendicatore;
2) Serge Klarsfeld, cacciatore di “nazisti” o di “negazionisti” e apologeta della violenza fisica;
3) Robert Faurisson che, lungi dall’abiurare, è venuto con un ananas come quello di Dieudonné intonando allegramente “Shoahnanas”;
4) Un leggio che reca la sigla della LICRA (“lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo”, che intende licratizzare la Francia intera);
5) Tre rabbini che si stringono attorno ad un gran rabbino;
6) Richard Prasquier, nato a Danzica nel luglio 1945, qui rappresentato in atteggiamento dignitoso e d’alta statura ma, nella realtà, minuscolo e continuamente in preda all’inquietudine del profeta; presidente del CRIF (“consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia”); ogni anno, alla sontuosa cena del CRIF, egli invita-convoca tutta la cricca del governo francese e la crème de la crème della buona società giudaica e non giudaica per lamentarsi, per gemere, per minacciare e per dare le proprie istruzioni sulla condotta che la Francia deve tenere fino alla cena dell’anno seguente dove sarà severamente redatto il bilancio; gli invitati si profondono in ringraziamenti, omaggi e promesse di far meglio, ed anche più che meglio;
7) Laurent Fabius, nato nell’agosto 1946 nel XVI° circoscrizione  di Parigi, deputato socialista multimilionario, il vero autore della legge Fabius-Gayssot, alias Lex Faurissoniana, pubblicata il 14 luglio 1990 sul Journal Officiel de la République francaise, legge che reprime  il revisionismo;
8) Jean-Claude Gayssot, nato a Béziers nel settembre 1944, deputato comunista, qui felice come Giuseppe (Stalin) nel presepio, felice di aver contribuito un po’ a dotare la Francia d’una legge staliniana.

Non li si vede in questa tavola ma altri quattro personaggi assistono anche alla cerimonia: David de Rothschild, nato nel dicembre 1942 a New York, miliardario presidente della Fondation pour la Mémoire de la Shoah, a Parigi; Eric de Rothschild, nato nell’ottobre 1940 a New York, miliardario presidente del  Mémorial de la Shoah, a Parigi; Simone Veil, alias “Poupette” per Jacques Chirac, nata Simone Jacob nel luglio 1927 a Nizza, ricchissima presidente onoraria della Fondation pour la Mémoire de la Shoah, a Parigi: per lungo tempo dopo la guerra essa è stata, sotto il suo nome di nubile, computata come gasata ad Auschwitz. Ed infine Jacques Chirac, nato nel novembre 1932 nella V° circoscrizione di Parigi, ricchissimo ex presidente della Repubblica francese; il 16 luglio 1995 “Superbugiardo” ha dichiarato che la “Francia” aveva commesso “l’irreparabile” nel partecipare alla “retata del Vél d’hiv” (velodromo d’inverno di Parigi), ciò che ha permesso alle associazioni ebraiche in primo luogo di concludere che bisognava perciò “riparare” finanziaramente questa cosa irreparabile, e poi di ottenere fiumi di denaro in più delle riparazioni finanziarie già versate.
Ma il gran Denaro e la grande Menzogna del mondo occidentale non possono tutto. Lo Shoa Business, l’Industria dell’Olocausto e la Religione di Auschwitz non possono nulla contro coloro che, in numero crescente e con voce sempre più forte, esigono, tanto per cominciare, che si provi loro l’esistenza d'una sola delle “armi di distruzione di massa” di Adolf Hitler: “Mostratemi o disegnatemi una camera a gas hitleriana” (Robert Faurisson, ostinatamente).
30 giugno 2012
Traduzione a cura di Germana Ruggeri

Galilée et Faurisson


En haut, un tableau de Joseph-Nicolas Robert-Fleury (1797-1890) qui a imaginé « Galilée devant le Saint-Office au Vatican », le 22 juin 1633 (salon de 1847, Musée du Louvre).
En bas, un pastiche de X... avec, de gauche à droite :
1) Un garde de justice portant à l’épaule droite, en guise d’écusson, une étoile juive à six branches au milieu de laquelle s’inscrit un poing vengeur ;
2) Serge Klarsfeld, chasseur de « nazis » ou de « négationnistes » et apologiste de la violence physique ;
3) Robert Faurisson qui, loin d’abjurer, est venu avec un ananas comme celui de Dieudonné entonnant gaiement « Shoahnanas » ;
4) Un pupitre portant le sigle de la LICRA (Ligue internationale contre le racisme et l’antisémitisme, qui entend licratiser la France entière) ;
5) Trois rabbins se pressant autour d’un grand rabbin ;
6) Richard Prasquier, né à Gdansk (Dantzig) en juillet 1945, ici représenté comme digne et de haute taille mais, en réalité, minuscule et perpétuellement en proie à l’inquiétude du prophète ; président du CRIF (Conseil représentatif des institutions juives de France) ; chaque année, au somptueux dîner du CRIF, il invite-convoque le ban et l’arrière-ban du gouvernement français et la crème de la crème de la bonne société juive et non juive pour se plaindre, pour gémir, pour menacer et pour donner ses instructions sur la conduite que la France doit tenir jusqu’au dîner de l’année suivante où le bilan sera sévèrement dressé ; les invités se confondent en remerciements, hommages et promesses de faire mieux, et même plus que mieux ;
7) Laurent Fabius, né en août 1946 dans le XVIe arrondissement de Paris, député socialiste multi-millionnaire, véritable auteur de la loi Fabius-Gayssot, alias Lex Faurissoniana, parue le 14 juillet 1990 au Journal Officiel de la République française et réprimant le révisionnisme ;
8) Jean-Claude Gayssot, né à Béziers en septembre 1944, député communiste, ici en ravi de la crèche à Joseph (Staline), heureux d’avoir quelque peu contribué à doter la France d’une loi stalinienne.
On ne les voit pas dans ce tableau mais quatre autres personnages assistent également à la cérémonie : David de Rothschild, né en décembre 1942 à New York, milliardaire président de la Fondation pour la Mémoire de la Shoah, à Paris ; Eric de Rothschild, né en octobre 1940 à New York, milliardaire président du Mémorial de la Shoah, à Paris ; Simone Veil, alias « Poupette » pour Jacques Chirac, née Simone Jacob en juillet 1927 à Nice, richissime présidente d’honneur de la Fondation pour la Mémoire de la Shoah, à Paris ; longtemps après la guerre elle a été sous son nom de jeune fille comptabilisée comme gazée à Auschwitz. Et enfin Jacques Chirac, né en novembre 1932 dans le Vème arrondissement de Paris, richissime ancien président de la République ; le 16 juillet 1995, « Supermenteur » a déclaré que « la France » avait commis « l’irréparable » en participant à la « rafle du Vél d’hiv », ce qui a permis aux associations juives d’abord de conclure qu’il fallait donc « réparer » financièrement cet irréparable-là, puis d’obtenir des flots d’argent en plus des réparations financières déjà versées.
Mais le gros Argent et le gros Mensonge du monde occidental ne peuvent pas tout. Le Shoa Business, l’Industrie de l’Holocauste et la Religion d’Auschwitz ne peuvent rien contre ceux qui, en nombre croissant et d’une voix de plus en plus forte, exigent, pour commencer, qu’on leur prouve l’existence d’une seule des « armes de destruction massive » d’Adolf Hitler : « Montrez-moi ou dessinez-moi une chambre à gaz hitlérienne » (Robert Faurisson, obstinément).
30 juin 2012

Friday, June 15, 2012

Pellegrinaggio forzato dei calciatori francesi ad Auschwitz?


Richard Prasquier, presidente del CRIF (consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia), chiede con insistenza che i Bleus, al pari di certe squadre nazionali di calcio che si trovano attualmente in Polonia per il “Campionato d'Europa delle nazioni 2012”, si rechino in pellegrinaggio ad Auschwitz. Il guaio è che Auschwitz è diventato la Disneyland della Più Grande Menzogna dei Tempi moderni, vale a dire della menzogna delle pretese camere a gas hitleriane.
È probabile che, come tutti, i Bleus s’immaginano che gli edifici dei crematori di cui si ritiene che contengano delle camere a gas omicide fossero situati in luoghi altamente segreti e isolati. Orbene essi scoprirebbero ad Auschwitz-Birkenau (Auschwitz II) che il primo di questi crematori era visibile da tutt’attorno, era collocato in una zona sovraffollata del campo ed anche – oh gran sorpresa! – era adiacente letteralmente ad un campo di calcio chiamato Sportplatz o Fussballpatz; e tant'è vero che i prigionieri che giocavano a calcio di fronte agli spettatori dovevano a volte andare a recuperare il loro pallone nel cortile di questo crematorio. Nei pressi si trovava anche un campo di pallavolo [1]. È nel campo centrale di Auschwitz I che era situata la piscina dove talvolta si svolgevano incontri di pallanuoto non lontano dal crematorio oggi totalmente bidonato ad uso dei turisti. (“Tutto lì è falso”, scriveva lo storico ortodosso Eric Conan ne L'Express, 19-25 gennaio 1995, p. 68 [2]). I nostri Bleus troverebbero anche interesse alla presenza di un bordello per i detenuti.
Gli si nasconderebbe che i capelli, le scarpe, gli occhiali che si fanno parlare (“We are the last witnesses” / “Noi siamo gli ultimi testimoni”, come è scritto al Museo nazionale dell'Olocausto a Washington) non sarebbero testimonianza di gasazioni di esseri umani ma semplicemente di ciò che ad Auschwitz come in innumerevoli punti di un'Europa in stato di assedio e di penuria si recuperava, riciclava o trasformava ogni sorta di scarto proveniente dallo stesso luogo o da altrove. I capelli servivano all'industria tessile; in Francia, ad esempio, i parrucchieri avevano l'obbligo di raccogliere i capelli tagliati e di portarli due volte a settimana ad un ufficio di recupero; è così che nelle “Actualités françaises” cinematografiche si poteva udire un presentatore annunciare che ormai un innamorato poteva indossare un maglione fatto in parte con i capelli della sua bella. Quanto alle lattine dell'insetticida Zyklon B (prodotto inventato sin dagli anni 1920 dall'assistente di un chimico ebreo di nome Fritz Haber), portano testimonianza che i Tedeschi erano preoccupati dell'igiene e della salute e non di ammazzare.
Gli storici non pare che credano troppo alle “camere a gas naziste” ma gli istrioni continuano a prendersi gioco delle persone ingenue: “The show must go on. There's no business like Shoah-Business”: lo spettacolo deve proseguire; non c'è business che valga lo Shoah-business. Tuttavia allo show di Auschwitz e delle sue grossolane prese in giro si può preferire uno spettacolo di Dieudonné con i suoi veri cannelloni e sull'aria di Shoananas [3].
 15 giugno 2012

Traduzione a cura di Germana Ruggeri

[1] R. Faurisson, "Auschwitz-Birkenau : soins hospitaliers et activités sportives dans un "camp d'extermination'", 10 gennaio 2006, http://robertfaurisson.blogspot.it/2010/03/test.html.

Pèlerinage forcé de nos footballeurs à Auschwitz ?



Richard Prasquier, président du CRIF (Conseil représentatif des institutions juives de France), demande avec insistance que les Bleus, à l’instar de certaines équipes nationales de football qui se trouvent actuellement en Pologne pour le « Championnat d’Europe des nations 2012 », se rendent en pèlerinage à Auschwitz. L’ennui est qu’Auschwitz est devenu le Disneyland du Plus Gros Mensonge des Temps modernes, c’est-à-dire du mensonge des prétendues chambres à gaz hitlériennes.

Il est probable que, comme tout le monde, les Bleus s’imaginent que les bâtiments des crématoires censés contenir des chambres à gaz homicides étaient situés en des endroits hautement secrets et isolés. Or ils découvriraient à Auschwitz-Birkenau (Auschwitz II) que le premier de ces crématoires était visible de partout, se situait dans une zone surpeuplée du camp et même, ô surprise, jouxtait littéralement un terrain de football appelé Sportplatz ou Fussballplatz ; et cela à telle enseigne que les prisonniers qui jouaient au foot devant les spectateurs devaient parfois aller récupérer leur ballon dans la cour de ce crématoire. A proximité se trouvait aussi un terrain de volley-ball [1]. C’est au camp central d’Auschwitz I que se situait la piscine où se déroulaient quelquefois des matches de water-polo non loin du crématoire aujourd’hui totalement bidonné à l’usage des touristes (« Tout y est faux », écrivait l’historien conventionnel Eric Conan dans L’Express, 19-25 janvier 1995, p. 68 [2]). Nos Bleus trouveraient aussi intérêt à la présence d’un bordel pour les détenus. 

On leur cacherait que les cheveux, les chaussures, les lunettes que l’on fait parler (« We are the last witnesses » / « Nous sommes les derniers témoins », comme il est écrit au Musée national de l’Holocauste à Washington) ne témoignent pas de gazages d’êtres humains mais simplement de ce qu’à Auschwitz comme en d’innombrables points d’une Europe en état de blocus et de pénurie on récupérait, recyclait ou transformait toutes sortes d’objets de rebut provenant du lieu même ou d’ailleurs. Les cheveux servaient à l’industrie textile ; en France, par exemple, les coiffeurs avaient l’obligation de ramasser les cheveux coupés et de les livrer deux fois par semaine à un office de récupération ; c’est ainsi qu’aux « Actualités françaises » cinématographiques on pouvait entendre un présentateur annoncer que désormais un amoureux pourrait porter un chandail fait en partie des cheveux de sa belle. Quant aux boîtes de l’insecticide Zyklon B (produit inventé dès les années 1920 par l’assistant d’un chimiste juif du nom de Fritz Haber), elles témoignent de ce que les Allemands étaient soucieux d’hygiène et de santé et non de tuer. 

Les historiens ne semblent plus trop croire aux « chambres à gaz nazies » mais les histrions continuent de se payer la tête des braves gens : « The show must go on. There’s no business like Shoa-Business » : le spectacle doit se poursuivre ; il n’est pas de bizness qui vaille le Shoah-bizness. Toutefois au show d’Auschwitz et de ses grossières attrapes on peut préférer un spectacle de Dieudonné avec ses vraies quenelles et sur l’air de Shoananas [3].

15 juin 2012

[1] R. Faurisson, « Auschwitz-Birkenau : soins hospitaliers et activités sportives dans un “camp d'extermination” », 10 janvier 2006, http://robertfaurisson.blogspot.it/2010/03/test.html.

Thursday, June 14, 2012

Robert Faurisson a Radio Renaissance nel 1989


Si tratta di tre interviste della durata di 90 minuti ciascuna che avevo accordato a Radio Renaissance, una “radio libera” della regione parigina ormai scomparsa da molto tempo.
Per ascoltare questa trasmissione si va all'indirizzo youtube.com/watch?v=Uy4MgMgbFU4.
Tra i molti altri argomenti vengono rievocati in particolar modo i due grandi processi Zündel che hanno avuto luogo a Toronto (Canada anglofono) nel 1985 e nel 1988. Questi processi all’anglo-sassone contrastano per la loro serietà con i processi alla francese. Il primo è durato sette settimane mentre il secondo quattro mesi e un quarto. La lettura di migliaia di pagine della loro trascrizione permette di farsi una giusta idea degli scambi così come del contenuto dei documenti presentati dalle parti. Al termine del primo processo sono stati letteralmente annientati i due personaggi nei quali l’accusa, rappresentata dai procuratori e dalle associazioni ebraiche, riponeva tutte le sue speranze: lo storico Number One dell’ ”Olocausto”, l’ebreo americano Raul Hilberg e il testimone Number One dell’ “Olocausto”, l’ebreo canadese Rudolf Vrba. Al termine del secondo processo, grazie in particolare al Rapporto Leuchter, i revisionisti non hanno fatto che confermare la solidità delle loro argomentazioni.
In seguito, gli autori che si avventureranno a voler continuare a difendere sul piano sia scientifico che storico l’ “Olocausto” (o “Shoah”) capitoleranno a loro volta. Jean-Claude Pressac capitolerà il 15 giugno 1995 ma il testo della sua capitolazione non verrà reso pubblico che cinque anni più tardi; questo testo si può leggere tutto alla fine di Valérie Igounet, Histoire du négationnisme en France, Parigi, Le Seuil, 2000, p. 651-652, o alla fine della quarta ed ultima parte di http://inkorrekt.over-blog.com/pages/Entretien_avec_JeanClaude_Pressac_14_-1046298.html.
Quanto all’ebreo canadese Robert Jan Van Pelt, rinunciando a combattere, egli riconoscerà il 27 dicembre 2009 che ad Auschwitz, che milioni di turisti visitano, non esiste in definitiva
 Chiamo Van Pelt “l’ultimo dei Mohicani della tesi sterminazionista”. Nel campo sterminazionista, a partire dal 2010, gli storici lasceranno il posto ad ogni sorta di istrioni alla maniera di Elie Wiesel o di Claude Lanzmann nella fiction, nel romanzo, nel teatro, nel cinema, nel giornalismo, nella propaganda, … Si possono ritenere nulle e non avvenute le opere di storici che, come Edouard Husson o Florent Brayard, si dedicano a speculazioni e valutazioni della data in cui si potrebbe supporre che Hitler o i suoi avrebbero dato un – introvabile – ordine di sterminare gli ebrei.
Quanto alle pretese camere a gas naziste, esse sono kaputt; alcuni autori possono, qua e là,farne menzione ma più nessuno ormai si vanta di essere in grado di fornire la prove dell’esistenza e del funzionamento di queste “armi di distruzione di massa” di Adolf Hitler. Ed i camion a gas nazisti, anch’essi, sono indubbiamente destinati alle “pattumiere della storia”.
14 giugno 2012

Traduzione a cura di Francesca Maria

Robert Faurisson à Radio Renaissance en 1989



Il s'agit de trois interviews de 90 minutes chacune que j'ai accordées à Radio Renaissance, une "radio libre" en région parisienne disparue depuis longtemps.

Ces émissions se trouvent à l'adresse youtube.com/watch?v=Uy4MgMgbFU4.
Parmi bien d'autres sujets sont notamment évoqués les deux grands procès Zündel qui ont eu lieu à Toronto (Canada anglophone) en 1985 et 1988. Ces procès à l'anglo-saxonne contrastent par leur sérieux avec les procès à la française. Le premier a duré sept semaines et le second quatre mois un quart. La lecture des milliers de pages de leur transcription permet de se faire une juste idée des échanges ainsi que du contenu des documents présentés par les parties. Au terme du premier procès ont été littéralement anéantis les deux personnages en lesquels l'accusation, représentée par les procureurs et des associations juives, mettaient tous leurs espoirs : l'historien Number One de "l'Holocauste", le juif américain Raul Hilberg et le témoin Number One de l' "Holocauste", le juif canadien Rudolf Vrba. Au terme du second procès, notamment grâce au Rapport Leuchter, les révisionnistes n'ont fait que confirmer la solidité de leur argumentation.
Par la suite, les auteurs qui s'aventureront à vouloir continuer de défendre sur le plan scientifique et historique la thèse de l' "Holocauste" (ou "Shoah") capituleront à leur tour. Jean-Claude Pressac capitulera le 15 juin 1995 mais le texte de sa capitulation ne sera rendu public que cinq ans plus tard ; ce texte peut se lire à la toute fin de Valérie Igounet, Histoire du négationnisme en France, Le Seuil, 2000, p. 651-652, ou à la toute fin de la quatrième et dernière partie de http://inkorrekt.over-blog.com/pages/Entretien_avec_JeanClaude_Pressac_14_-1046298.html).
Quant au juif canadien Robert Jan Van Pelt, de guerre lasse il reconnaîtra le 27 décembre 2009 qu'à Auschwitz, que visitent des millions de touristes il n'existe en définitive aucune preuve de l'extermination (http://robertfaurisson.blogspot.fr/2011/09/les-victoires-du-revisionnisme-suite.html).
J'appelle Van Pelt "le dernier des Mohicans de la thèse exterminationniste". Dans le camp exterminationniste, à partir de 2010, les historiens laisseront place aux histrions de tout poil à la manière d'Elie Wiesel ou de Claude Lanzmann dans la fiction, le roman, le théâtre, le cinéma, le journalisme, la propagande, ... On peut tenir pour nuls et non avenus les ouvrages d'historiens qui, tels Edouard Husson ou Florent Brayard, se livrent à des spéculations et des supputations sur la date à laquelle on pourrait supposer que Hitler ou les siens auraient donné un – introuvable – ordre d'exterminer les juifs. 
Quant aux prétendues chambres à gaz nazies, elles sont kaputt ; des auteurs peuvent, çà et là, en faire mention mais plus personne ne se vante d'être en mesure de fournir la preuve de l'existence et du fonctionnement de ces "armes de destruction massive" d'Adolf Hitler. Les camions à gaz nazis sont, eux aussi, décidément voués aux "poubelles de l'histoire".

                                                          14 juin 2012