Friday, April 20, 2012

Ritorno su “Katyn a Norimberga”


Finalmente oggi si ammette da tutti che furono i Sovietici e non i Tedeschi a compiere il massacro di circa 22.000 ufficiali polacchi, non solo nella foresta di Katyn nei pressi di Smolensk ma altresì a Kosielsk, Starobielsk e Ostachlov. (Al processo di Norimberga si è stato parlato  soprattutto di Katyn).
Su questo punto storico si è data ragione ai revisionisti e finalmente la verità è stata ristabilita.
Invece, si continua a mentire su due punti importanti.
Innanzitutto ci si vuol dare ad intendere che al processo di Norimberga (1945-1946) furono soltanto i Sovietici ad avere la sfrontatezza di accusare i Tedeschi di questo massacro di massa. Ora la verità è che l'atto di accusa, con il suo riferimento al crimine perpetrato a Katyn dai Tedeschi, portava la firma nello stesso tempo e in successione dei Francesi (in primo luogo!), degli Americani, dei Britannici e dei Sovietici (in ultimo luogo!).
In seguito e soprattutto, per continuare a minimizzare la responsabilità degli Alleati in questa vicenda, certuni oggi si appellano al fatto che, nella sentenza pronunciata il 30 settembre e il 1° ottobre 1946, il nome stesso di “Katyn” non appare, cosa che è esatta. Ma, come si potrà constatare più avanti, non è meno vero che i giudici di Norimberga hanno implicitamente attribuito il crimine di Katyn ai Tedeschi dall'inizio alla fine del processo e ciò grazie, particolarmente, al sotterfugio offerto da un articolo dello Statuto, l'articolo 21; detto articolo dichiara che saranno considerate “come prove autentiche i documenti e i rapporti […] redatti dalle Commissioni costituite nei diversi paesi alleati per le inchieste sui crimini di guerra” imputati ai vinti; in altre parole, quindi, solo per il fatto che una Commissione sovietica avesse concluso che il crimine di Katyn era tedesco, ne conseguiva che nessuno aveva il diritto di mettere in dubbio la colpevolezza dei Tedeschi.
Riassumendo, non sono stati soltanto i Russi a disonorarsi per la menzogna di Katyn; i Francesi, gli Americani ed i Britannici hanno avuto, anche loro, una piena parte in questo disonore. E oggi gli storici che hanno la pretesa che i giudici di Norimberga non hanno attribuito ai Tedeschi il crimine di Katyn fanno prova, come minimo, di leggerezza.
Io, da parte mia, ho trattato nel passato di “Katyn a Norimberga” in uno studio del 1° agosto 1990 che si troverà sia a http://robertfaurisson.blogspot.fr/2010/12/katyn-nuremberg.html, che nella Revue d'histoire révisionniste dell'agosto-ottobre 1990, pagg. 138-144, che ancora nei miei Ecrits révisionnistes (1974-1998), pagg. 1130-1136. In questo studio, che risale a più di 20 anni fa, precisavo già che il crimine di Katyn non era menzionato nella sentenza. Ma questa assenza di riferimenti evidentemente non era per assolvere i Tedeschi. Se tale fosse stato il caso, i mezzi mediatici del mondo intero avrebbero riecheggiato la notizia. La ragione di quest'astensione da parte dei giudici dipende dalla spettacolare umiliazione subìta dai procuratori sovietici e dal presidente Lawrence venuto in soccorso di quest'ultimi quando costoro hanno voluto, il 1° e il 2 luglio 1946, vale a dire tre mesi prima del verdetto, dimostrare la colpevolezza tedesca. Il loro tentativo si era concluso con un fiasco: 1) gli interrogatori degli accusati tedeschi ai quali veniva imputato il massacro avevano finito col mettere in imbarazzo i Sovietici, 2) gli avvocati tedeschi avevano saputo passare all'attacco, 3) i procuratori sovietici, battendo in ritirata, si erano ridotti ad invocare pietosamente l'articolo 21 dello Statuto, 4) Lawrence li aveva seguiti su questo terreno, cosa, questa, che aveva avuto l'inconveniente di mettere in evidenza che questo art. 21 aveva la funzione di permettere agli accusatori ed ai giudici di affermare qualsiasi cosa senza addurne la prova. Si capisce che in tali condizioni il presidente Lawrence e gli altri membri del tribunale non parleranno più, tre mesi dopo, di Katyn nella loro deliberazione e nella loro sentenza.
Ciò che si può e si deve anche dire è che, dall'alzata alla calata del sipario della buffonata giudiziaria di Norimberga, il crimine di Katyn è stato attribuito ai Tedeschi dall'unanimità dei giudici. Questo crimine di massa è stato loro attribuito tre volte: prima dalla promulgazione dello Statuto col suo articolo 21, poi nell'atto d'accusa e, infine, al termine delle due udienze del 1° e del 2 luglio 1946 col richiamo confermato del suddetto articolo, vero e proprio deus ex machina dell'intero spettacolo.
Ripetiamolo: tutti gli Alleati (e non solamente i Sovietici), a cominciare dai Francesi, avevano firmato l'atto d'accusa che indicava nei Tedeschi i responsabili del massacro di Katyn. Inoltre, tutti gli Alleati (e non solamente i Sovietici) hanno considerato come “prova autentica” il documento-rapporto URSS-054 che affermava che le “fucilate” di Katyn erano state eseguite nell'autunno 1941 dal reggimento del genio tedesco 537. Questo articolo 21 da solo ha permesso agli Alleati di concludere e stabilire senza altra forma di processo che questo documento firmato da una Commissione sovietica era incontestabile. (Sia detto di passaggio, in questa commissione sedeva il metropolita Nicolas, che, insieme con il biologo Trofim Lyssenko, futuro falsario di fama, aveva firmato il documento o rapporto URSS-008 che attestava quanto c'era stato nel campo di concentramento di Auschwitz delle camere a gas omicide, quattro milioni di morti, etc.).
Se si raggruppano in un tutto i soli articoli 19 e 21 dello Statuto, ci accorgiamo che gli accusatori e i giudici di Norimberga disponevano con quegli articoli di un'arma assoluta che permetteva a costoro 1) di fare a meno delle “regole tecniche relative alla produzione delle prove”, 2) di chiamare “prova” ciò che essi, personalmente, stimerebbero avere “valore” di prova, 3) di considerare come acquisito ciò che essi stimerebbero essere “di pubblica notorietà” e che, in effetti, era essenzialmente la somma delle invenzioni della loro propaganda sulla “barbarie tedesca”. In parole povere e per dirla chiaro e tondo, al processo di Norimberga i vincitori potevano fare a meno di provare le accuse da loro portate contro il vinto. Essi hanno largamente approfittato di questo vergognoso privilegio e, in fin dei conti, la loro menzogna di Katyn non sarà stata che una delle loro più grosse menzogne, tutte dichiarate letteralmente incontestabili; in Francia, quarantacinque anni più tardi, il 14 luglio 1990, apparirà sul Journal officiel la legge social-comunista Fabius-Gayssot che, da allora, rende incontestabile questo tipo di menzogne, pena il carcere e pesanti pene pecuniarie.
Quanto agli storici, è ora che la smettano di mettere in risalto l'assenza di ogni menzione del crimine di Katyn nel testo della sentenza di Norimberga dato che, dopotutto, per tutta la durata del processo, i giudici sono stati unanimi nell'attribuire questo crimine ai Tedeschi.
Per riprendere l'espressione celebre di un alto magistrato americano, il “processo” di Norimberga è stato propriamente una high-grade lynching party (“un'operazione sofisticata di linciaggio”) imbastita da vincitori ebbri di sfrenata potenza contro un vinto dissanguato e ridotto in totale impotenza (vedere “Les Victoires du révisionnisme – suite”).
Non si immagina nessuno che, in piena cognizione di causa, accetterebbe di essere giudicato da un tribunale paragonabile a quello del “Processo dei grandi criminali di guerra davanti al Tribunale militare internazionale di Norimberga”.
NB: Alcuni revisionisti (vedi per es. Historische Tatsachen 48 de 1991) hanno scritto che dopo la guerra alcuni soldati e ufficiali tedeschi sono stati condannati a morte da un tribunale di Leningrado per il crimine di Katyn e impiccati. Sono stati forniti nomi, date e precisazioni. Ma, personalmente, non ho fatto indagini in merito e non sono in grado perciò di confermare, smentire o correggere questa notizia. Gli autori non hanno fornito il testo integrale della relativa sentenza, elemento che bisognerebbe ritrovare per potersi pronunciare con piena cognizione di causa.
20 aprile 2012
Traduzione a cura di Germana Ruggeri

Retour sur « Katyn à Nuremberg »


Aujourd’hui il est enfin admis par tous que ce sont les Soviétiques et non les Allemands qui ont commis le massacre d’environ 22 000 officiers polonais, non seulement dans la forêt de Katyn près de Smolensk mais aussi à Kosielsk, Starobielsk et Ostachkov. (Au procès de Nuremberg, il a surtout été question de Katyn).

Sur ce point d’histoire, on a donné raison aux révisionnistes et la vérité a donc été finalement rétablie.

En revanche, on tend à continuer de nous mentir sur deux points d’importance.

D’abord, on veut nous faire croire qu’au procès de Nuremberg (1945-1946), ce sont seulement les Soviétiques qui ont eu l’aplomb d’accuser les Allemands de ce meurtre de masse. Or la vérité est que l’acte d’accusation, avec sa mention du crime perpétré à Katyn par les Allemands, portait les signatures à la fois et successivement des Français (en premier lieu !), des Américains, des Britanniques et des Soviétiques (en dernier lieu !).

Ensuite et surtout, pour continuer à minimiser la responsabilité des Alliés dans l’affaire, certains aujourd’hui font valoir que, dans le jugement prononcé le 30 septembre et le 1er octobre 1946, le nom même de « Katyn » n’apparaît pas, ce qui est exact. Mais, ainsi qu’on pourra le constater plus loin, il n’en demeure pas moins que les juges de Nuremberg ont implicitement attribué le crime de Katyn aux Allemands du début à la fin du procès et cela grâce, en particulier, au subterfuge offert par un article du Statut, l’article 21 ; ledit article déclare qu’on considérera « comme preuves authentiques les documents et rapports [...] dressés par les Commissions établies dans les divers pays alliés pour les enquêtes sur les crimes de guerre » imputés aux vaincus ; autrement dit, du seul fait qu’une Commission soviétique eût conclu que le crime de Katyn était allemand, il s’ensuivait que personne n’avait le droit de remettre en question la culpabilité des Allemands.

En résumé, les Russes n’ont pas été les seuls à se déshonorer par le mensonge de Katyn ; les Français, les Américains et les Britanniques ont eu, eux aussi, leur pleine part de ce déshonneur. Et aujourd’hui les historiens qui viennent prétendre que les juges de Nuremberg n’ont pas attribué aux Allemands le crime de Katyn font, à tout le moins, preuve de légèreté.  

Pour ma part, j’ai, dans le passé, traité de « Katyn à Nuremberg » dans une étude du 1er août 1990 qu’on trouvera soit à  http://robertfaurisson.blogspot.fr/2010/12/katyn-nuremberg.html, soit dans la Revue d'histoire révisionniste d’août-octobre 1990, p. 138-144, soit dans mes Ecrits révisionnistes (1974-1998), p. 1130-1136. Dans cette étude, qui remonte à plus de vingt ans, je précisais déjà que le crime de Katyn n’était pas mentionné dans le jugement. Mais cette absence de mention n’était évidemment pas pour absoudre les Allemands. Si tel avait été le cas, les médias du monde entier auraient retenti de la nouvelle. La raison de cette abstention des juges tient à la spectaculaire humiliation subie par les procureurs soviétiques et par le président Lawrence venu au secours de ces derniers quand ils ont voulu, les 1er et 2 juillet 1946, soit trois mois avant le verdict, démontrer la culpabilité allemande. Leur tentative s’était soldée par un fiasco : 1) les interrogatoires des accusés allemands auxquels on imputait le massacre avaient tourné à la confusion des Soviétiques, 2) les avocats allemands avaient su passer à l’attaque, 3) les procureurs soviétiques, battant en retraite, en avaient été réduits à piteusement invoquer l’article 21 du Statut et 4) Lawrence les avaient suivis sur ce terrain, ce qui avait eu l’inconvénient de mettre en évidence que cet article 21 avait pour fonction de permettre aux accusateurs et aux juges d’affirmer n’importe quoi sans apporter de preuve. On comprend que dans de telles conditions le président Lawrence et les autres membres du tribunal n’allaient pas trois mois plus tard parler de Katyn dans leur délibération et dans leur jugement.

Ce qu’on peut et même ce qu’on doit dire, c’est que, du lever au baisser de rideau de la mascarade judiciaire de Nuremberg, le crime de Katyn a été attribué aux Allemands par l’unanimité des juges. Ce crime de masse leur a été trois fois attribué : d’abord par la promulgation du Statut avec son article 21,  puis dans l’acte d’accusation et, enfin, au terme des deux audiences du 1er et du 2 juillet 1946 avec le rappel confirmé dudit article, véritable deus ex machina de l’entier spectacle.

Répétons-le : tous les Alliés (et non pas seulement les Soviétiques), à commencer par les Français, avaient signé l’acte d’accusation faisant des Allemands les responsables du massacre de Katyn. En outre, tous les Alliés (et non pas seulement les Soviétiques) ont considéré comme « preuve authentique » le document et rapport URSS-054 établissant que les « fusillades » de Katyn avaient été accomplies au cours de l’automne 1941 par le régiment du génie allemand 537. A lui seul cet article 21 a permis aux Alliés de conclure et d’établir sans autre forme de procès que ce document signé d’une Commission soviétique était incontestable. (Soit dit en passant, siégeait dans cette commission le métropolite Nicolas, qui avait signé, avec le biologiste Trofim Lyssenko, futur faussaire de renom, le document ou rapport URSS-008 attestant de ce qu’il y avait eu au camp de concentration d’Auschwitz des chambres à gaz homicides, quatre millions de morts, etc.).

Si l’on regroupe en un tout les seuls articles 19 et 21 du Statut, on s’aperçoit que les accusateurs et les juges de Nuremberg disposaient là d’une arme absolue qui  permettait à ces derniers 1) de se dispenser des « règles techniques relatives à l’administration des preuves », 2) d’appeler « preuve » ce qu’ils estimeraient, eux, personnellement, avoir « valeur » de preuve, 3) de tenir pour acquis ce qu’ils estimeraient être « de notoriété publique » et qui, en fait, était essentiellement la somme des inventions de leur propagande sur la « barbarie allemande ». En bon français et pour parler comme tout le monde, au procès de Nuremberg, les vainqueurs pouvaient se dispenser de prouver les accusations qu’ils portaient contre le vaincu. Ils ont largement tiré profit de ce honteux privilège et, en fin de compte, leur mensonge de Katyn n’aura été que l’un de leurs plus gros mensonges, tous littéralement déclarés incontestables ; en France, quarante-cinq ans plus tard, le 14 juillet 1990, allait paraître au Journal officiel la loi socialo-communiste Fabius-Gayssot qui, depuis lors, rend incontestable ce type de mensonges sous peine de prison et de lourdes sanctions financières.

Quant aux historiens, il est temps qu’ils cessent de faire valoir l’absence de toute mention du crime de Katyn dans le texte du jugement de Nuremberg puisque, aussi bien, tout au long du procès, les juges ont été unanimes pour attribuer ce crime aux Allemands. 

Pour reprendre le mot célèbre d’un haut magistrat américain, le « procès » de Nuremberg a bien été une high-grade lynching party (« une opération sophistiquée de lynchage ») montée par des vainqueurs ivres d’une puissance sans frein contre un vaincu saigné à blanc et réduit à une totale impuissance (voy. « Les Victoires du révisionnisme – suite »).

On n’imagine personne qui, en toute connaissance de cause, accepterait d’être jugé par un tribunal comparable à celui du « Procès des grands criminels de guerre devant le Tribunal militaire international de Nuremberg ».


NB : Des révisionnistes (voy., par exemple, Historische Tatsachen n° 48 de 1991) ont écrit qu’après la guerre des soldats et des officiers allemands ont été condamnés à mort par un tribunal de Leningrad pour le crime de Katyn et pendus. Noms, dates et précisions ont été fournis. Mais, personnellement, je n’ai pas enquêté sur le sujet et je ne puis donc confirmer, infirmer ou corriger cette assertion. Les auteurs ne fournissaient pas le texte intégral du jugement en question, qu’il faudrait retrouver pour se prononcer en toute connaissance de cause.
 20 avril 2012

Wednesday, April 4, 2012

"Faurisson, ritratto di un bugiardo"


Sul sito internet del settimanale francese L’Express, un articolo di Grégoire Kaufmann sul factum di Valérie Igounet, specialista brevettata del “negazionismo”: Robert Faurisson, portrait d'un menteur (Robert Faurisson, ritratto di un bugiardo; 4 aprile 2012).
Buon sangue non mente. Questo G. Kaufmann è il collaboratore di Pierre Nora. I due compari avevano lanciato il movimento “Liberté pour l’histoire” contro le leggi memoriali. Molti avevano creduto nella loro sincerità e aderito a questo movimento fino al giorno in cui i nostri bugiardi hanno dovuto scoprire le proprie batterie e rivelare che erano contro le leggi memoriali… ad eccezione della legge Fabius-Gayssot che, a loro avviso, meritava un sostegno attivo.
Il mio articolo del 30 marzo riguardava le “Sornettes et tricheries de Valérie Igounet sur le compte de Robert Faurisson” (Baggianate ed imbrogli di Valérie Igounet sul conto di Robert Faurisson). Promettevo al lettore un seguito probabilmente per la fine del mese di aprile. Ed è in questo seguito che forse evocherò le baggianate e gli imbrogli ripresi a proprio conto dagli amici della Igounet o aggiunti freddamente da essi.
 Nell’attesa, ecco tre punti divertenti di questo articolo sul sito internet de L’Express:
  1) è totalmente privo di sostanza, e per causa, poiché, così bene, il libro stesso di Valérie Igounet è privo di ogni sostanza;
    2) termina con un avvertimento di moderazione di una bacchettoneria notevole: siete avvisati del fatto che, se il vostro commento non va nello stesso senso dell’articolo, sarà “moderato”, vale a dire rigettato o censurato; inoltre, siete invitati alla delazione: vi si prega di denunciare al moderatore ciò che sfugge alla sua vigilanza;
    3) Faurisson sarebbe “in un padiglione di pensionati”: prima notizia!
 Sembra che i nostri avversari non abbiano altri argomenti se non il peggiore di tutti: l’argomento ad hominem con, il più spesso, le sue maldicenze e le sue calunnie.
4 aprile 2012
Traduzione a cura di Francesca Maria

"Faurisson, portrait d'un menteur"



Dans L'Express, un article de Grégoire Kauffmann sur le factum de Valérie Igounet : Robert Faurisson, portrait d'un menteur (4 avril 2012).
Bon chien chasse de race. Ce G. Kauffmann est le collaborateur de Pierre NoraLes deux compères avaient lancé le mouvement "Liberté pour l'histoire" contre les lois mémorielles. Beaucoup avaient cru à leur sincérité et adhéré à ce mouvement jusqu'au jour où nos menteurs ont dû dévoiler leurs batteries et révéler qu'ils étaient contre les lois mémorielles... à l'exception de la loi [Fabius-]Gayssot qui, elle, méritait, à leur avis, un soutien actif.
Mon article du 30 mars concernait les "Sornettes et tricheries de Valérie Igounet sur le compte de Robert Faurisson". J'y promettais une suite probablement pour la fin du mois d'avril. C'est dans cette suite que j'évoquerai peut-être les sornettes et tricheries reprises à leur propre compte par ses amis ou froidement ajoutées.
En attendant, trois points divertissants dans cet article de L'Express :
1) il est totalement vide de substance et pour cause puisque, aussi bien, le livre de Valérie Igounet est lui-même vide de toute substance ; 
2) il s'achève sur un Avertissement de modération d'une remarquable tartufferie : vous êtes averti que, si votre commentaire ne va pas dans le même sens que l'article, il sera "modéré", c'est-à-dire rejeté ou censuré ; par ailleurs, vous êtes invité à la délation : on vous prie de dénoncer au censeur ce qui aurait échappé à sa vigilance ;  
3) Faurisson serait "dans un pavillon de retraités" : première nouvelle !
Nos adversaires n'ont plus d'autre argument, semble-t-il, que le pire de tous : l'argument ad hominem avec, le plus souvent, ses médisances et ses calomnies.
4 avril 2012